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Il sistema della autonomie locali è sottoposto, ormai da diversi anni, a un sistematico attacco, che ne ha strada facendo depotenziato l’efficacia nel dare risposta alle domande che i cittadini, in prima istanza, rivolgono ai Sindaci e agli amministratori più vicini.

Ciò ha di fatto sovvertito i principi che il centrosinistra aveva posto a base della riforma dell’architettura istituzionale avviata intorno alla metà degli anni ’90 del secolo scorso: sussidiarietà, decentramento, federalismo.

Nel corso dell’ultimo Governo Berlusconi, il depotenziamento è diventato attacco diretto e violento, culminando nell’evidente paradosso di un’ipertrofica propaganda federalista, accompagna nei fatti da un’azione marcatemente neo-centralista.

Gli ultimi e più virulenti episodi di tale dinamica si sono registrati con le varie manovre messe in campo dall’ex Ministro Tremonti, che hanno rivolto il loro attacco in particolare nei confronti della rete dei piccoli comuni.

Il cuore, anche simbolico, di questa filosofia devastante è rintracciabile nell’ormai famigerato “articolo 16 del DL 138/2011”, che impone in maniera forzosa una riorganizzazione ai Comuni con meno di 1000 abitanti, ledendo gravemente le prerogative costituzionali dei Comuni stessi e delle Regioni.

Su questo punto, la nostra posizione si è da tempo attestata sulla richiesta alla Regione Piemonte di impugnare per incostituzionalità il suddetto articolo. Un’iniziativa con la quale non intendiamo sfuggire alla pur evidente necessità di una riforma, ma caso mai ribadire che è la Carta delle Autonomie, e non un frettoloso decreto di natura finanziaria, a dover sistemare la delicata materia degli assetti ordinamentali.

Registriamo, peraltro, e denunciamo con forza, l’inerzia della Giunta e della maggioranza regionali nel proporre un modello di riorganizzazione organico, in grado di dare risposte solide e condivise, fra l’altro, al vuoto determinatosi in virtù della normativa con la quale lo Stato ha previsto la soppressione dei Consorzi costituiti fra Comuni per la gestione di talune, rilevanti, tipologie di servizio.

A fronte di tale inerzia, il nostro gruppo consiliare in Regione Piemonte sta perfezionando una proposta di legge che dovremo a breve, subito dopo le festività natalizie, fare oggetto di un’ampia e articolata discussione sul territorio.

Ma sul sistema delle autonomie locali grava, ora, anche una nuova e pesante incognita, prodotta dalle misure contenute nella manovra varata dal Governo Monti, circa lo stravolgimento, preludio alla vera e propria soppressione delle Province.





Anche su questo aspetto, occorrerà ritornare con più profondità, sapendo che si scontano due difficoltà: la prima legata alla ristrettezza dei tempi che il nuovo Governo ha di fronte per decidere, la seconda a un’onda di opinione pubblica che pare avere, erroneamente, acquisito l’idea che le Province siano


enti superflui, e quindi facilmente cancellabili, ascrivendo la loro soppressione, in modo del tutto improprio, al capitolo del ridimensionamento della “casta”.

Nulla di più sbagliato. Al di là dell’opinione che si può avere sull’opportunità/necessità di cancellare questo storico presidio istituzionale intermedio, di area vasta, che in particolare in territori come quello piemontese, connotati da un rete a maglie larghe di piccoli e piccolissimi Comuni, svolgono un ruolo coagulante essenziale, resta il fatto che la scomparsa delle Province non può essere decisa senza sapere con precisione dove fare “atterrare” e con quale esito presunto le competenze che esse esercitano.

Auspichiamo, pertanto, che su questo specifico punto, anche in base al principio logico che vorrebbe non si mischiassero mai provvedimenti urgenti di natura finanziaria con provvedimenti di natura istituzionale, l’iter della discussione parlamentare possa correggere il profilo sghembo con cui la misura è uscita dalle mani del Governo.

Riportiamo, a tale proposito, il passo di una lettera inviata dal responsabile nazionale degli enti locali del nostro Partito, Davide Zoggia, nella quale egli sottolinea il carattere di una “riforma alquanto disorganica e non rispondente alla reale esigenza di riforma dell’Ente stesso” ed evidenzia come sia stato “chiesto ai nostri parlamentari presenti nelle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato di vigilare attentamente in merito al contenuto e all’iter di queste norme e di tenere uno stretto collegamento con il partito per monitorare la situazione”.

Autore Paolo

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